Ricorda Bhopal - Bhopal the endless tragedy
Oggi ricordiamo il giorno in cui la Natura fu distrutta dall'uomo.
L'uomo ne faceva parte, a Bhopal, in India.
Il disastro di Bhopal del 1984, il più grave incidente chimico-industriale della storia, fu causato dal rilascio accidentale di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), prodotto dalla Union Carbide, azienda multinazionale americana produttrice di pesticidi localizzata nel cuore della città di Bhopal, nello stato indiano del Madhya Pradesh.
Guardiamo le scene di una morte annunciata, perchè continuiamo a offendere l'ambiente in cui viviamo tutti i giorni, inconsapevolmente.
Fino a quando tutto sarà un grande Sahara, un grande deserto, di morte.
Atrocità in Darfur
Ogni giorno continue atrocità sono compiute nel mondo, in Darfur.
Finchè non impareremo il valore della vita esse continueranno e noi resteremo indifferenti.
China people, wake up!
This is for all people, especially chinese...
And this again...
L'ombra cinese sul Darfur
Sapete quanto mi stia a cuore la sorte del popolo del Darfur, regione del Sudan, da alcuni anni balzata alle cronache dell'orrore a causa del massacro perpetrato dalle milizie janjaweed.
Su Repubblica.it un articolo interessante che richiama l'attenzione internazionale sul ruolo della Cina in quel contesto.
Olimpiadi cinesi. Guerra tra star
Mia Farrow:"Boicottiamo i giochi". Nel mirino il sostegno al Sudan, responsabile dei massacri nel Darfur
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
The Genocide Olympics, le Olimpiadi del genocidio: con un duro editoriale pubblicato sul Wall Street Journal l'attrice Mia Farrow lancia la campagna per boicottare i Giochi di Pechino nel 2008, se la Cina non ritira i suoi aiuti economici e militari al regime del Sudan, responsabile del genocidio del Darfur.
È un campanello di allarme per il governo cinese, a pochi giorni da una presa di posizione analoga di François Bayrou, il candidato centrista alle presidenziali francesi. Non è difficile fermare la tragedia del genocidio nel Darfur - ha dichiarato Bayrou martedì scorso - Se quel dramma continua, l'onore della Francia ci imporrà di non partecipare ai Giochi del 2008". Improvvisamente acquista peso l'ipotesi di un boicottaggio delle Olimpiadi che finora era promossa solo da alcune organizzazioni umanitarie. Il governo cinese nei Giochi del 2008 investe tutto il suo prestigio, ed è costretto a reagire.
Il ministero degli Esteri di Pechino si sforza di placare la polemica: "Chi fa queste dichiarazioni - dice il portavoce Qin Gang - non ha capito bene la posizione della Cina sulla questione del Darfur, un problema complesso e delicato che non si risolve in pochi giorni".
Mia Farrow in realtà ha le idee chiare sul Darfur e sul ruolo della Cina. La 62enne star di Hollywood, ex moglie di Frank Sinatra e di Woody Allen, oggi è ambasciatrice onoraria della Nazioni Unite. Il suo intervento è scritto a due mani, assieme al figlio Ronan che nel Darfur è stato più volte come portavoce dell'Unicef. L'articolo è una requisitoria spietata contro le responsabilità di Pechino. "Nel Darfur sono state uccise più di 400.000 persone, due milioni e mezzo di abitanti sono stati cacciati dai loro villaggi in fiamme per volontà del governo del Sudan appoggiato dalla Cina. La Cina versa miliardi di dollari al Sudan. Acquista la stragrande maggioranza del petrolio del Sudan. La China National Petroleum Corporation possiede la quota di maggioranza dei due maggiori enti petroliferi sudanesi. Il governo del Sudan usa l'80 per cento dei proventi del petrolio per finanziare le sue milizie e acquistare strumenti di distruzione: cacciabombardieri, elicotteri, autoblindo e armi, per la maggioranza made in China. I bombardamenti dei villaggi partono dagli aeroporti costruiti e gestiti dai cinesi. La Cina ha usato il suo diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu per bloccare i tentativi di inviare una forza di pace a fermare il massacro".
Sul banco degli imputati Mia Farrow mette anche le grandi imprese americane coinvolte nel business delle sponsorizzazioni olimpiche. "C'è una sola cosa che per la Cina è ancora più preziosa dell'accesso al petrolio sudanese: è il successo d'immagine delle Olimpiadi del 2008. Questo può offrire uno strumento di pressione verso un paese che finora è stato impermeabile ad ogni critica. Se perderemo questa occasione la responsabilità sarà dei sostenitori dei Giochi: gli sponsor Johnson & Johnson, Coca Cola, General Electric e McDonald's sono avvisati".
Sotto accusa finisce anche un altro Vip di Hollywood, il regista Steven Spielberg che ha accettato di curare la scenografia della cerimonia inaugurale a Pechino. "Spielberg desidera passare alla storia come il Leni Riefensthal dei Giochi cinesi?" scrive la Farrow, evocando la figura della nota regista tedesca di fede nazista che collaborò alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Il paragone hitleriano è pesante per Spielberg, che ha dedicato al genocidio degli ebrei uno dei suoi film più celebri, Schindler's List.
Il boicottaggio di Giochi olimpici per motivi politici ha numerosi precedenti. Gli Stati Uniti e altre 50 nazioni disertarono quelli di Mosca nel 1980 per protestare contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan. I sovietici e 14 paesi alleati per rappresaglia non parteciparono ai successivi Giochi di Los Angeles nel 1984. Tra il 1964 e il 1992 il Sudafrica fu escluso dalle Olimpiadi per l'apartheid. La Cina, che ha fatto il suo rientro sulla scena olimpica nel 1984, dovette candidarsi per tre volte a ospitare i Giochi prima che cadessero i veti occidentali legati al massacro di Piazza Tienanmen (1989).
Per il governo di Pechino il 2008 deve servire proprio a consacrare definitivamente la propria normalizzazione, lo status di superpotenza "rispettabile", passando un colpo di spugna sul passato. Alcune organizzazioni umanitarie - in testa Reporter senza Frontiere - chiedono dal 2001 il boicottaggio dei Giochi di Pechino per denunciare gli abusi contro i diritti umani in Cina. Per prevenire queste accuse il regime comunista ha fatto un gesto di buona volontà: dall'inizio di quest'anno e fino alla fine dei Giochi sono state abolite tutte le restrizioni alla libertà di movimento dei giornalisti stranieri. Corrispondenti e inviati in Cina non devono più chiedere autorizzazioni per viaggiare all'interno del paese, né devono concordare le interviste con le autorità (il "privilegio" è limitato alla stampa estera, nulla è cambiato nella censura sui mass media cinesi).
Pechino non si aspettava la nuova campagna di boicottaggio, motivata non dalle carenze dei diritti umani in Cina, bensì dalla responsabilità per il genocidio nel Darfur. La probabilità che questa campagna abbia successo appare per ora limitata. Gli interessi economici vanno ben oltre le sole sponsorizzazioni. La General Electric, per esempio, ha ottenuto contratti per 160 milioni di dollari negli appalti dei cantieri olimpici. Il presidente del Comitato olimpico internazionale Jacques Rogge non perde occasione per manifestare il suo ottimismo. "Sono convinto - ha dichiarato Rogge - che i Giochi contribuiranno all'evoluzione della Cina. I 20.000 giornalisti che verranno avranno la possibilità di mostrare il paese com'è. È evidente che questo accelererà l'evoluzione sociale". Anche il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang è fiducioso: "Non crediamo che gli appelli al boicottaggio verranno ascoltati. Siamo certi che a Pechino avremo dei Giochi coronati da un grande successo".
(2 aprile 2007)
E' delle ultime ore poi la notizia secondo la quale l'attrice Mia Farrow si sarebbe offerta in cambio di un ostaggio.
La notizia non le fa che onore.
Khartoum, 6 ago. (Adnkronos/Ign) - Un'attrice dal lungo curriculum professionale e dal fervente impegno umanitario in cambio di un ribelle del Darfur, visto da alcuni come un personaggio di punta nei negoziati di pace nella regione, ma dal governo di Khartoum come un terrorista. E' l'offerta di Mia Farrow che, in una lettera indirizzata al presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir, ha proposto di barattare la propria libertà in cambio di quella di Suleiman Jamous, coordinatore umanitario dell'Esercito di Liberazione del Sudan (Sla), agli arresti da 13 mesi nonostante abbia urgente bisogno di cure mediche. Nella lettera la Farrow dichiara di condividere l'opinione di quanti ritengono che il ribelle Jamous sia una figura chiave nel processo di pace per il Darfur.
"Mi offro di prendere il posto di Jamous - scrive la Farrow - di scambiare la mia libertà con la sua, conoscendo la sua importanza per i civili del Darfur e convinta che spenderà le sue energie per ottenere la pace giusta e duratura che il popolo sudanese merita e spera".
Jamous era stato arrestato dalle autorità di Khartoum che lo considerano un terrorista; l'anno scorso le Nazioni Unite lo avevano trasferito in un ospedale del Kordofan dove non è possibile effettuare la biopsia allo stomaco di cui il ribelle ha bisogno. "Prima del suo arresto - ricorda l'attrice - Jamous ha avuto un ruolo cruciale nel portare lo Sla al tavolo dei negoziati e nel ricercare una conciliazione tra le fazioni in guerra".
La Farrow, ambasciatrice dell'Unicef ed ex consorte di Frank Sinatra e di Woody Allen, è da tempo impegnata in campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul genocidio che sta martoriando il Darfur.






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